Filosofia


Quando Molino Piantoni scelse il nome da dare alla sua nuova farina, a base di monococco Shebar®, volle rifarsi al passato ancestrale della terra bresciana e fu quindi naturale rendere omaggio a quei primi “bresciani” che popolarono la nostra pianura: i Celti.

Questa popolazione, nota anche col nome di Galli, che si estendeva dall’odierna Francia sino al bacino del Danubio tra i secoli IV e III a.C. in Italia si stanziò ampiamente a Brescia. Nella pianura bresciana la tribù dei Cenomani ha lasciato molte tracce, tra cui alcune testimonianze di agricoltura basata sui cereali.

L’idea di studiare una farina a base di monococco venne a Molino Piantoni grazie a Ötzi, l’uomo del Similaun. Di lui si sa relativamente poco, ma una cosa che incuriosì subito Michelangelo Piantoni fu la presenza di grani di monococco sulla mummia: quest’uomo, senza dubbio, si nutriva col grano di monococco. La sua storia è collegabile a quell’area culturale sviluppatasi attorno al paese di Remedello nella pianura bresciana e che ebbe vasta influenza in tutto l’arco alpino, la cosiddetta “cultura di Remedello”, più di 5.000 anni fa .

A Molino Piantoni parve quindi spontaneo, man mano che gli studi sulla mummia rivelavano sempre maggiori informazioni, cercare di creare una farina che fosse la somma di più fattori: storia locale, tradizioni e innovazione.

La Fondazione Pianura Bresciana iniziò a coltivare il monococco Shebar® e si unì a Molino Piantoni nel progetto Farina Celtica.

Anche il logo di Farina Celtica, che si rifà all’antico alfabeto celtico e al simbolo della ruota da macina, vuole richiamare i segni tipici della cultura celtica rinvenuti sui pochi, ma significativi, resti che da un lontano passato sono giunti sino a noi.

Con Farina Celtica, Molino Piantoni ha voluto puntare, ai sapori di una volta e alla genuinità di altri tempi; è parso quindi naturale collegare la farina con monococco Shebar® col passato celtico del nostro territorio.